Alcune riflessioni sul modello formativo organizzato sulla valutazione e la diagnosi nel contesto scuola (Valentini, S., 2022)
La scuola e i suoi clienti, alunni e famiglie, stanno affrontando un cambiamento critico. Crescono la presenza di alunni stranieri e le diversità culturali. A tali cambiamenti si accompagna una crescita esponenziale del ricorso alle diagnosi, con la produzione di una tassonomia descrittiva pressoché infinita: disabilità, difficoltà di apprendimento, differenze culturali si confondono, diventando tutte deficit. Senza una chiara definizione dei problemi che il contesto scuola, come sistema di relazioni produttive, sta affrontando, si va verso una confusione che porta a mettere a carico dei singoli ragazzi la causa di ogni rapporto educativo difficile, con la produzione di un numero infinito di certificazioni su deficit. In questo scenario la diagnosi diventa uno strumento per attivare delle risorse, con la fantasia – a partire da quelle – di poter risolvere una vasta gamma di problemi che, a ben vedere, sono problemi di convivenza. Tale dinamica rende difficile per la scuola pensare alla propria complessità, facendole perdere di vista il suo mandato: formare in rapporto al contesto sociale più ampio, cogliendone i cambiamenti e promuovendoli. In questo lavoro viene fatta una proposta di intervento che utilizza il riferimento a una psicologia della relazione individuo-contesto, fondata sull’ipotesi della dinamica collusiva inconscia che organizza la relazione sociale e organizzativa nella scuola, utile a leggerne i cambiamenti in atto e promuoverne obiettivi di sviluppo.
L’Assistenza Specialistica a scuola durante il lockdown Coronavirus: Dalla diagnosi al gruppo (Ponzetti, E. & Valentini, S. (2020)
In questo articolo riflettiamo sull’integrazione quale obiettivo metodologico dell’Assistenza Specialistica (AS), resocontando due esperienze lavorative con casi di disabilità o disagio sociale. Parleremo di un Liceo classico di Roma e di un Istituto superiore professionale in provincia di Roma: contesti diversi, che intendono l’AS in modo diverso, in risposta alle loro specificità culturali. Ci soffermeremo sugli obiettivi che perseguiamo, tenendo a mente un metodo psicoanalitico e la funzione integrativa dell’AS come orientanti l’intervento. Nel nostro intervento con gli studenti, è centrale il desiderio di apprendere, visto non come caratteristica individuale, ma come relazione formativa. Nell’occuparsi della disabilità o del disagio sociale a scuola, un modello relazionale frequentemente agito è quello per il quale l’apprendimento è individuale: si è più o meno “bravi” – individualmente – nei vari apprendimenti; un’alternativa è l’apprendimento a fare bene, a perseguire risultati eccellenti insieme ad altri. L’apprendimento a fare bene è una competenza relazionale, non individuale. Proponiamo il gruppo condotto in un’ottica psicoanalitica come una metodologia integrativa, capace di sviluppare tale competenza. Le esperienze di cui resocontiamo si collocano nel periodo di chiusura scolastica per l’emergenza sanitaria Covid-19, iniziata il 23 febbraio 2020 e ancora in corso quando scriviamo; la riorganizzazione del servizio di AS che ne è conseguita è in rapporto con la competenza a istituire setting di intervento psicologico clinico.
Neo madri: Una ricerca sul vissuto circa il loro ruolo di madri, di donne che hanno avuto un bambino da poco (SPS – Studio di Psicosociologia, 2021)
In questo lavoro si esplora il vissuto sul loro ruolo di madri di donne che avevano avuto un bambino entro l’anno e mezzo, a partire dall’inizio della ricerca. Ci interessava l’organizzarsi delle prime modalità di relazione sia della coppia madre/figlio, che tra questa e il contesto più generale: familiare, amicale, lavorativo, dei servizi sociosanitari. Sono state intervistate 36 madri, tramite l’Analisi Emozionale del Testo (AET). La nascita di un bambino cambia le relazioni della famiglia, ma concerne anche il più ampio ambito sociale. Il bambino è simbolizzato entro un continuum che va dal nuovo umano che si adeguerà all’esistente, all’ingresso di un pericoloso imprevisto. Culture complesse concernenti la nascita si traducono in eventi contraddittori: mentre se ne enfatizza la rilevanza, le nascite diminuiscono. Nella ricerca, fatta durante la pandemia, quest’ultima in una delle culture emerse (un cluster sotto il profilo statistico) si sovrappone alla sospensione, per la neo-madre, delle modalità abituali di vita: lavoro, vita domestica, vita di coppia, amicizie. Ma il maggior vissuto anomico lo troviamo nel cluster della madre in gravidanza, in preda a un disorientamento profondo. Diventare madre non è più una conferma dell’identità, ma è un’esperienza anomica. Quando il bambino nasce, si presenta un contrasto tra il cluster della madre e del bambino, che elaborano la loro relazione in isolamento dal resto del mondo, e il cluster dei servizi dedicati alla nascita, caratterizzati da una cultura medicalizzata, volta a normalizzare la nascita, ignorando l’esperienza, i vissuti della madre. C’è poi il cluster dell’ospedale associato al parto, dove compare la tecnica propriamente medica. Qui c’è un aiuto, se si accetta la dipendenza da un potere al contempo medico e paterno, una sorta di tornare figlia. Le madri sono utenti poco soddisfatte dei servizi e degli esperti che mettono in atto culture prescrittive e normalizzanti, ma non si delinea una loro diversa domanda. Il disaccordo emerge, ma frammentato, non si organizza in una domanda di un differente intervento. Si tratterà di capire quali sono le condizioni per proporre servizi attenti alla domanda delle madri, con madri che si rivolgono a questi servizi.
Neo padri: Una ricerca sul vissuto, circa il loro ruolo di padri, di uomini a cui è nato un bambino da poco (SPS – Studio di Psicosociologia, 2022)
Abbiamo effettuato una ricerca per esplorare il vissuto di un gruppo di uomini diventati padri di un bambino da non più di un anno e mezzo. Nel piano fattoriale abbiamo trovato come prevalente la cultura dei “nuovi padri”, quelli che stanno assumendo funzioni di cura del bambino, una volta esclusiva delle madri. Per loro la nascita è una rivoluzione profonda, che richiede un riorganizzarsi della vita quotidiana. Entro un contesto sociale più ampio, tutto va bene, il padre sa come fare il padre. Questi padri si sentono ancora dentro una tradizione che li orienta. Più complessa è la questione nel rapporto con la donna, molto presente nel loro vissuto: come compagna, come moglie, come madre. Con ciascuna di queste rappresentazioni della donna c’è un diverso rapporto. Con la compagna si condivide la vita quotidiana, con la moglie c’è un rapporto conflittuale e di possibile amore, con la madre è molto difficile avere una relazione. Abbiamo confrontato i dati di questa ricerca con quelli di una analoga, rivolta a neo madri. La letteratura vorrebbe i padri in crisi e le madri sicure del loro ruolo. Nei nostri dati sono le neo madri a essere in crisi: si sentono chiamate all’assunzione di un ruolo totalizzante, quello di madre, che le mette in rapporto con prescrizioni conformiste pressanti, rende rincerto il ripristino di una vita quotidiana fatta di lavoro e di amici, e fa perdere di vista la vita di coppia.
La censura come illusione di controllo (Baiano, D., Civerra, A., Falco, E., Morrillo, A., Rossi, E., Schiopetti, I., Tricoli, N., 2020)
Questo articolo intende approfondire il funzionamento della cultura fascista e i suoi echi nella contemporaneità, attraverso un focus sul linguaggio e la censura. Verranno rintracciati indizi di una cultura che organizza difese contro la confusione emozionale e alimenta modalità di rapporto fondate sul potere e sul presidio di posizioni contrapposte. Se ne individueranno tracce persistenti anche all’interno dell’attuale contesto politico e sociale, così come nei contesti lavorativi a cui chi scrive partecipa. Si intende riflettere sulla difficoltà, per una tale cultura, di produrre sviluppo nel rapporto individuo-contesto, così come di promuovere la ricerca e il pensiero in rapporto a problemi e domande che originano da un contesto in continuo mutamento.
I cambiamenti della famiglia italiana visti attraverso il pranzo di Natale (SPS – Studio di Psicosociologia, 2024)
La famiglia italiana è in crisi? Se si intende che sta profondamente mutando, entro un contesto che si presenta come sempre più anomico, sì, sta cambiando. Ha però risorse per trasformarsi, diversamente da quanto molti temono. Proponiamo tre ricerche dove siamo partiti da un pretesto: abbiamo intervistato persone chiedendo di dirci che esperienza fosse per loro il pranzo di Natale, ipotizzato come un’occasione di censimento dei ruoli e delle appartenenze familiari. La prima è del 2006, la seconda del 2017, la terza del 2022. La domanda era sempre la stessa. La famiglia del 2006 è la più vicina a quella che il senso comune individua come “tradizionale”: ci sono differenze nell’appartenenze e nelle funzioni in rapporto ai ruoli, ai generi, alle età. Troviamo madri, padri, figli, giovani, vecchi, donne, uomini. Nel 2017 non c’è più nulla di tutto questo. Le differenti culture individuate appartengono trasversalmente a tutti i compenti della famiglia. Questo viene ribadito nel 2022. Ciò non significa che non vadano emergendo nuove risorse. Per esempio, una maggiore apertura al contesto sociale e, nell’ultima ricerca, una nuova famiglia fondata sulla scelta più che sulla consanguineità.
La famiglia fascista. Una proposta di analisi psicologico clinica (Amicosante, E., Barbizzi, L., Colaci, C., Colaianni, M., Diciolla, R., Fusacchia, M., Marotta, V., Monaldi, C., Polli, M., Ponzetti, E., Ranieri, S., Sbardella, C., & Zanfino, S., 2020)
Gli autori approfondiscono alcuni aspetti culturali della famiglia fascista, nell’ipotesi che le sue modalità di funzionamento continuino a caratterizzare, almeno in parte, le culture familiari contemporanee. Nel lavoro sono presentate due esperienze di intervento con famiglie (in un contesto privato ed entro un servizio pubblico rivolto ai minori), delle quali gli psicologi coinvolti esplorano le dinamiche collusive agite. L’introduzione di un pensiero condiviso sui rapporti consente la costruzione di una storia familiare e il recupero di possibilità di sviluppo.
